Fat camp cinesi: benessere e disciplina o business della sofferenza?
Se ti proponessero un soggiorno all inclusive in uno spazio dedicato al dimagrimento e al benessere per circa 600 euro al mese, andresti?
Allenamenti quotidiani programmati, classi di spinning, esercizi a corpo libero a ritmo di musica con allenatori su di giri pronti a muoversi a ritmo di musica. Niente pensieri su cosa mangiare: vitto, alloggio e attività sono inclusi. Sulla carta sembra una soluzione entusiasmante, quasi rassicurante.
D’altronde esistono anche in America. Conosciuti come “Weight Loss Resort | Fat Camp Wellness Retreat“, nascono da un progetto di prevenzione per l’obesità soprattutto per le giovani generazioni esteso poi anche agli adulti.
Tuttavia, ci sono alcuni punti che vorrei analizzare per capire se i campi di dimagrimento cinesi insegnano davvero cosa significa avere uno stile di vita sano oppure impongono un regime che, non essendo compatibile con la ruotine fuori dal fat camp, non sarà sostenibile una volta conclusa l’esperienza.
Cosa sono i fat camp e perché la loro strategia di marketing funziona
In Cina si chiamano 减肥训练营, letteralmente campi di addestramento per il dimagrimento. Non sono strutture segrete, anzi: sono pubblicizzate apertamente sui social, soprattutto su piattaforme come Xiaohongshu (uno dei social media più influenti in Cina).
Il costo medio va dai 400 ai 700 euro al mese, vitto, alloggio e allenamenti inclusi. Per molte persone è:
più accessibile di un nutrizionista privato
più strutturato del “fai da te”
più convincente di una palestra tradizionale
Ma soprattutto promette una cosa chiara: risultati rapidi. In una società in cui il corpo è diventato una misura di valore personale, questa promessa è potentissima.
Questi centri vendono l'idea che l'obesità sia un fallimento morale totale. Usando un linguaggio “violento”, il loro marketing fa leva sulla disperazione di persone giovani (spesso appartenenti alla Generazione Z o Millennial) che subiscono una pressione sociale enorme per l'estetica.
Il motto più ricorrente é 要么瘦!要么死 .
E possiamo tradurlo (per essere gentili) come “O ci si mette in forma, o non c'è alternativa.”
Si passa dal "benessere" alla "sopravvivenza". Se l'alternativa è la morte (sociale o fisica), il cliente accetta le condizioni, a qualsiasi prezzo. Il marketing dei fat camp cinesi, passando per le immagini di chi ce l’ha fatta (spesso complici o persone che partivano da un corpo snello e in forma), non promette salute, ma una trasformazione d'urgenza per sfuggire a una società che non accetta corpi fuori dallo standard.
La trappola del "Contratto di Dimagrimento": la storia di Zhang Chi (张弛)
Per capire cosa succede davvero, abbiamo analizzato la storia di Zhang Chi, raccontata in un'intervista online.
Zhang Chi quando arriva al fat camp pesa circa 120 kg. Non è una persona “pigra” o che non ha a cuore la sua salute.
Alle spalle ha infatti anni di tentativi falliti, diete interrotte, sport mollati, rimedi alternativi. Quando firma il contratto gli viene detto: “Se segui tutto, dimagrirai.”
Già dal primo giorno qualcosa non torna. Racconta che il cibo è pochissimo, gli allenamenti sono identici per tutti, indipendentemente da peso, età o condizione fisica e la pressione è costante.
La prima notte nel campo rappresenta per Zhang Chi un ulteriore elemento di discontinuità rispetto alle aspettative iniziali. La stanza assegnata è una doppia con letti singoli di dimensioni ridotte. Con un peso di circa 120 kg, Zhang Chi racconta di non riuscire a stendersi completamente sul letto e di aver passato parte della notte seduto sul bordo, senza dormire.
Sulla parete di fronte al letto c’è una scritta motivazionale, visibile dall’interno della stanza: “Se non riesci nemmeno a controllare il tuo peso, come puoi controllare la tua vita?”
Zhang Chi non percepisce quella frase come un incoraggiamento, ma come un messaggio di colpevolizzazione, inserito in un contesto già caratterizzato da restrizioni fisiche e pressione psicologica.
Dopo una settimana, durante una lezione di “brucia grassi”, Zhang Chi ha un calo di zuccheri: la vista si oscura, si accascia a terra. Quando si riprende, la prima cosa che sente non è “come stai?”, ma l’istruttore che gli urla: “Resisti, altrimenti tutti dovranno allenarsi di più per colpa tua.”
Zhang Chi alla fine dimagrisce. Ma non perché il metodo sia sostenibile.
Dimagrisce quando inizia a disobbedire: riduce gli allenamenti, mangia un po’ di più, si protegge come può e capisce una cosa fondamentale: il peso che ha perso non l’ha perso grazie a loro, ma lottando contro il sistema.
Uniformità al posto della salute
Nei fat camp il principio guida non è la personalizzazione, ma l’uniformità. Persone con corpi, storie e bisogni diversi: fanno gli stessi allenamenti, mangiano le stesse quantità, seguono le stesse regole. Un modello che spinge il corpo oltre i suoi limiti in nome della velocità.
Molti ex partecipanti raccontano che il dimagrimento avviene non grazie al metodo, ma nonostante il metodo: fame estrema, stanchezza cronica, pressione psicologica.
E quando il risultato non arriva? La risposta è quasi sempre la stessa: “è una questione di autocontrollo.” Il sistema non sbaglia, la responsabilità è individuale.
Se dimagrisci → il metodo funziona
Se non dimagrisci → è colpa tua
Ed è qui che emerge l’elefante nella stanza: la salute mentale!
Molte persone non entrano in questi campi perché “vogliono dimagrire” ma per smettere di odiarsi in una società in cui la grassofobia interiorizzata e la standardizzazione della bellezza fisica hanno la meglio. Il dimagrimento diventa una prova morale, non un percorso di salute e soprattutto il benessere viene confuso con la sofferenza.
Perché questa storia riguarda tutti noi
Il problema non sono solo i fat camp, perché tutto sommato, anche il modello americano nasce per fare prevenzione contro un problema reale.
Secondo i dati dell’OMS* (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2022, il 43% degli adulti di età pari o superiore ai 18 anni era in sovrappeso e il 16% conviveva con l'obesità. Nel 2024, invece, 35 milioni di bambini sotto i 5 anni erano in sovrappeso.
Ma per risolvere un problema sociale, non possiamo pensare a delle soluzioni con risultati rapidi. Parliamo di educazione alimentare, stili di vita e abitudini sane, che non possono essere imparate in poche settimane o in un mese.
Se il sistema ha come unico fine monetizzare il senso di inadeguatezza e strumentalizzare il dolore di persone che hanno bisogno di supporto, la soluzione non sarà mai duratura.
*dati aggiornati il 8/12/2025.

