Isaiah Berlin e la libertà: perché il suo pensiero è attuale ancora oggi?

In occasione della Giornata della Memoria, riflettere sui concetti di libertà non è solo un esercizio accademico, ma una necessità civile. Isaiah Berlin, filosofo e storico delle idee nato a Riga nel 1909 e testimone diretto della Rivoluzione bolscevica, ci ha lasciato una lezione fondamentale su come le democrazie possano scivolare nell'oppressione.

Berlin si definiva un "russo inglese ebreo". Emigrato in Inghilterra nel 1921, è stato uno dei massimi esponenti della teoria politica del Novecento. Ha insegnato ad Oxford e ha presieduto la British Academy. La sua esperienza personale con i totalitarismi ha influenzato profondamente le sue opere, tra cui il saggio Due concetti di libertà (1958).

Libertà negativa e libertà positiva

Berlin analizza il concetto di libertà politica e distingue tra libertà negativa e libertà positiva. La libertà Negativa (libertà "da") è l'assenza di interferenze esterne nel proprio agire. Si è liberi quando nessuno ostacola le nostre scelte. La libertà positiva (libertà "di") è la forma di autodeterminazione che deriva dal desiderio di essere padroni di se stessi e di agire in modo non eterodiretta.

Sebbene sembrino due concetti simili, Berlin nota come storicamente queste due visioni siano entrate in conflitto: la libertà negativa è stata spesso il vessillo dei liberali, mentre quella positiva dei socialisti.

In parole più semplici: i liberali hanno sempre sventolato la bandiera della libertà negativa perché il loro obiettivo principale è proteggere l'individuo dallo Stato. Vogliono che nessuno entri in casa loro o controlli le loro tasche e le loro idee. I socialisti, invece, hanno preferito la libertà positiva perché sostengono che non sei davvero libero se sei povero o ignorante: lo Stato deve quindi intervenire per darti istruzione e mezzi, così da renderti "padrone di te stesso" e capace di agire davvero.

"La libertà dei lupi ha spesso significato la morte per gli agnelli"

Con questa metafora, il filosofo ci mette in guardia da una libertà negativa estrema e sregolata. Se permettiamo a chi è già potente (i "lupi") di agire senza alcun limite, la loro libertà diventa uno strumento per dominare i più deboli (gli "agnelli").

Questo accade, ad esempio, in un capitalismo sregolato dove l'avidità di pochi toglie il respiro ai molti.

Inoltre Berlin approfondisce il concetto di pluralismo e quello di monismo con la metafora del Riccio e della Volpe.

Facendo riferimento ad una metafota dal poeta Archiloco: "la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande". Berlin dice che i ricci sono coloro che riconducono tutto a un unico sistema coerente e a una sola verità universale. Questo lo definisce "monismo", e rappresenta la radice delle dittature del XX secolo secondo cui esiste una "soluzione finale" per ogni problema umano. Le volpi, invece, sono coloro che perseguono molti fini, spesso contraddittori, accettando la varietà irriducibile del mondo. Questo viene definito “pluralismo”.

Quando un'ideologia (politica o religiosa) pretende di avere l'unica risposta giusta, finisce per divorare la libertà di chi la pensa diversamente. Berlin sognava una società di volpi, e cioè di persone capaci di inseguire molti fini diversi, che anche se contraddittori, non permetterebbero mai l’esistenza di un’unica verità.

Chi sono i lupi oggi

Oggi i "lupi" si manifestano sotto forma di indifferenza, discorsi d'odio (hate speech) e disuguaglianze estreme. Per contrastarli, Berlin ci invita a fuggire dal "monismo" (la ricerca nevrotica di certezze assolute) e ad abbracciare lo scetticismo e la tolleranza.

Ricordare oggi significa difendere il diritto di ognuno di essere "volpe": liberi di vivere in un mondo pluralista, senza che un'unica verità (o un unico lupo) diventi la nostra prigione.

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